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In vista del primo turno delle elezioni presidenziali brasiliane si è svolto domenica sera a San Paolo il dibattito organizzato da un gruppo di media brasiliani, tra cui Rede Bandeirantes e il quotidiano Folha de S. Paulo. È stato il primo del calendario della campagna in vista delle elezioni e forse rimarrà l’unico. Ad esso, oltre a Lula, hanno partecipato Bolsonaro, la cui presenza non era scontata, e altri quattro candidati, tra cui l’ex ministro delle Finanze Ciro Gomes (PDT, centrosinistra), la senatrice Simone Tebet (MDB, centro), terzo e quarta nei sondaggi,  Luiz Felipe d’Avila (Novo) e Soraya Thronicke di União Brasil.

Lula, presidente tra il 2003 e il 2010, è in testa con il 47%, seguito da Bolsonaro con il 32%, secondo un sondaggio dell’Istituto Datafolha pubblicato il 18 agosto. Altre rilevazioni confermano il vantaggio di Lula, anche se la distanza tra i due risulta minore.

Quella di ieri sera è stata comunque la prima volta che i due si incontravano faccia a faccia, a parte la recente cerimonia di insediamento del presidente del Tribunale Supremo Elettorale, in quella che passerà alla storia come l’elezione più polarizzata dal ritorno alla democrazia nel 1985.

In abito scuro, camicia bianca e cravatta, Lula e Bolsonaro si sono accusati  a vicenda di mentire, ma la tensione era palpabile nella stanza adiacente, dove giornalisti e politici seguivano il dibattito su uno schermo. Durante il dibattito che è durato tre ore, il deputato André Janones, alleato di Lula, e l’ex ministro dell’Ambiente di Bolsonaro Ricardo Salles sono quasi venuti alle mani.  

Per desiderio dei team dei due maggiori avversari, Lula e Bolsonaro erano stati posizionati distanti l’uno dall’altro, e quando i conduttori della trasmissione hanno cominciato con le domande Bolsonaro ha esordito parlando del caso di corruzione a Petrobras, chiedendo al leader del Partito dei Lavoratori (PT) se intendeva tornare al potere per continuare la corruzione nella compagnia petrolifera statale, lo scandalo che ha portato alla carcerazione di molti uomini d’affari e politici e che ha determinato anche le condanne di Lula, successivamente cancellate, che gli sono costate un anno di prigione a Curitiba.

Bolsonaro ha affermato che il governo di Lula ha operato “sulla base del furto” e lo ha accusato di aver guidato “il governo più corrotto della storia del Brasile”. “Tutti hanno rubato, e il presidente non lo sapeva”.

Quando la parola è passata a Lula, l’ex presidente ha detto che si aspettava una simile domanda, dicendo che quelle sulla corruzione erano tutte “bugie” di Bolsonaro, che aveva accusato pochi istanti prima di aver abbandonato il paese durante la pandemia. Si è difeso dicendo che “non c’è stato nessun presidente della Repubblica che abbia fatto di più per indagare sulla corruzione di me”, elencando anche i provvedimenti adottati al riguardo.

Insistendo sul refrain che sta caratterizzando tutta la campagna secondo il quale l’epoca dei suoi governi è stata una sorta di età dell’oro, Lula ha ricordato di aver creato più posti di lavoro, inclusione e investimenti nell’istruzione. “Il paese che ho lasciato è un paese che manca alla gente”, ha detto l’ex presidente brasiliano, che ha accusato Bolsonaro di aver “distrutto il paese”.

Lula ha concentrato il suo discorso sulla difesa dell’ambiente e dell’Amazzonia, mentre Bolsonaro è stato criticato dagli altri candidati per l’aumento della deforestazione durante il suo mandato, l’avanzata dell’inflazione e la povertà e la diffusione della fame.

Bolsonaro ha detto che il programma Bolsa Familia, fiore all’occhiello dei governi della sinistra per l’aiuto alle grandi masse di diseredati, ha elargito una quantità di risorse tre volte meno del suo programma Auxilio Brasil, che sovvenziona con seicento reais al mese le famiglie povere. Al che Lula ha ricordato il carattere elettoralistico del programma dell’avversario, destinato a concludersi a fine anno.

il presidente in carica ha anche parlato dei successi del suo governo in economia, e non ha saputo evitare di mentire quando ha affermato che l’inflazione brasiliana che negli ultimi dodici mesi è stata dell’11,8%, sarebbe inferiore a quella degli Stati Uniti che invece ha toccato l’8,5%.

Incalzato da Simone Tebet, candidata di centro destra, alla quale i sondaggi danno il 2% dei voti, che ha accusato Bolsonaro di misoginia, dei ritardi nell’acquisto dei vaccini, e degli scandali di corruzione e della diffusione sistematica di fake news.

Mentre l’altro candidato di centro sinistra Ciro Gomes, all’8% secondo i sondaggi, ha smontato i successi economici di Bolsonaro e ha sostenuto che “Lula si è lasciato corrompere”. Quanto si risultati economici di Bolsonaro, Gomes ha detto che “sentire il presidente Bolsonaro dire che l’economia è in piena espansione è qualcosa che mi sciocca”.

Alle precedenti elezioni Gomes, che aveva un numero di voti simile, aveva deciso di andare a Parigi pur di non sostenere il Partito dei Lavoratori che aveva candidato Fernando Haddad, battuto poi da Bolsonaro al ballottaggio.